Descrizione

C’ERA UNA VOLTA … GLI STALLI

A Villa di Serio non ci sono solo la collina e il fiume, la Villa Carrara e il Santuario. Fra la Contrada del Pozzo (via papa Giovanni XXIII) e la Banda ‘lla Ria (via Locatelli), alcune case-torri e una sessantina di stalli, quasi sempre affiancati uno all’altro, si incaricarono di imprimere un carattere particolare al centro storico del paese.

Malauguratamente, nei decenni del Miracolo Economico, l’ansia di lasciarsi alle spalle la miseria di un tempo mortificò la cultura contadina e le sue espressioni materiali, non importa se vecchie di secoli, fra cui rientrano appunto gli stalli, sottoposti a restauri che spesso ne hanno stravolto il disegno originario. Non tutto è andato perduto, tuttavia, e la memoria di quel passato riesce ancora ad affiorare.

Oltrepassato l’androne, per lo più a volta che si apriva in muri costruiti con i sassi levigati del Serio disposti a lisca di pesce, ci si trovava nel cortile sul quale si affacciavano stalle, cantine, cucine dalle quali veniva il profumo della polenta quotidiana messa a cuocere nel paiolo sul camino. Scale in legno portavano al primo piano, sopra al portico, con le gelide stanze da letto prospicienti lòbie, anch’esse in legno, alle quali appendere i panni ad asciugare e le pannocchie di melgòt a essiccare.

Sopra le stalle occhieggiava l’immancabile fienile dove i bambini saltavano sul fieno e giocavano a nascondersi; un loro regno come il cortile in un angolo del quale c’era la latrina, priva di acqua corrente, usata da ogni membro delle diverse famiglie che abitavano il medesimo stallo, pochi dei quali disponevano di un pozzo. Non mancavano, invece, orti e pollai.

L’architettura di queste costruzioni rispondeva alle necessità del mondo contadino ma capitava che qualcuna ospitasse una bottega artigianale, un’osteria magari con campo di bocce, persino una minuscola filanda o che vi risiedessero pure alcuni che facevano altri mestieri: la famiglia di un carrettiere, di un venditore ambulante, di un bottegaio o di un artigiano.

Le stalle accoglievano le bestie ma anche i cristiani nelle fredde sere d’inverno poiché l’alito degli animali le riscaldava, permettendo di risparmiare la legna per il camino, e invitava a sedersi tutti insieme a chiacchierare. Spesso i nonni iniziavano storie che magari incutevano un po’ di paura ai più piccoli. Nelle sere d’estate, la stalla cedeva il posto agli scagnì portati sotto il portico dove si spannocchiava, le donne lavoravano a maglia o rammendavano, gli uomini fumavano il sigaro o la pipa e i bambini, seduti per terra, aspettavano che un nonno iniziasse a raccontare: c’era una volta…. 

 

LA BANDA ‘LLA RIA   

È l’attuale via Locatelli che cingeva, a ovest, il vecchio borgo; si stendeva fra gli stalli della stessa via e il corso della roggia Borgogna. La si raggiungeva, da Cimavilla, l’attuale incrocio fra le vie Cavalli, Carrara, Santuario e Locatelli, dove c’era il vecchio laadùr (lavatoio) che sfruttava l’acqua della seriȍla.

Sulla sinistra, imboccata la via Locatelli si apriva il cancello del giardino della signorile villa Azzola edificata nel primo Ottocento; sulla destra, invece, sorgeva la grande filanda che si allungava fino alla treada: un piccolo salto dell’acqua prima del mulino.

La Banda ‘lla Ria iniziava dove un ponticello scavalcava la seriȍla e dove furono edificati i Catacombe di Morocc. Terminava in corrispondenza del put Sȍchèl, altro ponticello che permetteva di raggiungere il cimitero.  

 

I CATACOMBE DI MOROCC

Testimone dell’incipiente rivoluzione industriale ottocentesca, la costruzione comprendeva il mulino dei Balde e la fabbrica di cemento, una della prime in Italia dove si cuoceva la marna cavata dalla collina di Villa di Serio dopo che due macine avevano provveduto a triturarla.

Nel complesso edilizio rientrava il vicino mài, con fucina e martello dela incȍsen (incudine) azionata da una ruota a sua volta mossa dall’acqua che una treada (chiusa) aveva deviato dal corso della roggia Borgogna. La chiusa indirizzava verso le macine l’acqua poi convogliata nuovamente nella Seriola; una griglia impediva che sterpaglie e rami bloccassero le rȍde (ruote). Più avanti, dove lo spazio consentiva il movimento dei carri, sorse una rasega

Secondo una sinistra leggenda, nel Medio Evo l’edificio avrebbe ospitato un marchingegno impiegato per torturare chi aveva infranto la legge; ma forse si tratta solo di “voci dal sen fuggite”. Sicura, invece, la presenza di un magasì dove si macinava a mano la melga (granoturco) e di un torchio impiegato per masnà ol versàc: una sorta di verza dai grossi fiori gialli dalla quale si ricavava un olio commestibile, usato pure come lubrificante.  

Il termine “catacombe”, forse coniato dagli ultimi umili proprietari, è dovuto all’insolito intrico di luoghi chiusi e scuri, tra varchi, scale e tramogge dove si aprono condotte di granaglie e corrono cunicoli di acqua tra ruote che girano nel rumore assodante e nella polvere totale.

 

ELENCO DEGLI STALLI SUDDIVISI PER VIA

Via Castagna

  • Tistù             
  • Quisce            
  • Simù           
  • Molterì           
  • Carminati        
  • Termen          
  • Lechi             
  • Roncai            
  • Zambei          
  • Gerla             

 

Via Roma e via Mons. Crotti

  • Bés             
  • Trani
  • Sossi
  • Baghecc

 

Via Riglesso

  • Salvo
  • Baȍsa

 

Via Locatelli

  • Manencc
  • Canvù
  • Valentì
  • Bièle
  • Casér
  • Manì
  • Turciù
  • Ghezzi
  • Capelì
  • Alberici
  • Mȕsiche
  • Otavia
  • Cir

 

Via Papa Giovanni XXIII

  • Pistori
  • Magnà
  • Pope
  • Gidio
  • Caporai
  • Minol
  • Agàs
  • Angéi
  • Mol
  • Gioanèla
  • Canàl
  • Magrì
  • Quarantì
  • Napoliù
  • Galì
  • Brȍghér
  • Fritarȍl
  • Brisù
  • Carmelì
  • Rasghì
  • Maragna
  • Gioachì
  • Policarpo
  • Larie
  • Mologn
  • Maunù
  • Gnanc
  • Màèr
Modalità di Accesso

Gli stalli sono luoghi privati e quindi di norma non accessibili

Costi

Gli stalli di norma non sono accessibili

Ultimo Aggiornamento

16
Apr/25

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